Giochi psicologici e copione di vita: come uscire dagli schemi che si ripetono

Giochi psicologici e copione di vita: come uscire dagli schemi che si ripetono

In alcune relazioni abbiamo la sensazione di vivere sempre lo stesso finale.

Cambiano le persone, cambiano i contesti, cambiano le parole, ma l’esito sembra ripetersi: frustrazione, rabbia, senso di colpa, impotenza, distanza.

L’Analisi Transazionale chiama queste dinamiche giochi psicologici e le collega al concetto di copione di vita: una sceneggiatura invisibile che può orientare scelte, emozioni e relazioni senza che ce ne rendiamo pienamente conto.

Comprendere questi meccanismi non significa giudicarsi. Significa iniziare a vedere ciò che si ripete, per poterlo trasformare.

 

I giochi psicologici: quando la relazione diventa copione ripetuto

Un gioco psicologico è una sequenza relazionale ripetitiva, spesso inconsapevole, che termina con un tornaconto negativo.

All’inizio può sembrare una conversazione normale, ma progressivamente conduce a frustrazione, rabbia, colpa, svalutazione o senso di impotenza.

Il gioco comincia quasi sempre con una svalutazione e termina con un’emozione parassita.

 

La svalutazione

La svalutazione consiste nel minimizzare o negare un aspetto di sé, dell’altro o della realtà.

Può riguardare il problema, la possibilità di risolverlo, la propria capacità di agire o la capacità dell’altro.

Quando svalutiamo, riduciamo la complessità e ci collochiamo in una posizione passiva.

Frasi come:

“Non posso farci niente.”
“È sempre così.”
“Nessuno mi capisce.”
“Tanto non cambierà mai.”

possono sembrare descrizioni della realtà, ma spesso diventano modi per confermare uno schema già conosciuto.

 

Emozioni parassite o racket

Le emozioni parassite sono risposte emotive apprese nell’infanzia che sostituiscono l’emozione autentica.

Per esempio, un bambino a cui non era permesso essere triste può imparare a trasformare la tristezza in rabbia.

Da adulto proverà rabbia anche quando il bisogno reale sarebbe essere consolato.

L’emozione parassita non risolve il problema del presente: conferma un vecchio schema.

 

Il triangolo drammatico di Karpman

Nei giochi psicologici ricorrono spesso tre ruoli:

Persecutore, Vittima e Salvatore.

Il Persecutore critica, giudica e sminuisce.

La Vittima si sente impotente e cerca conferme della propria incapacità.

Il Salvatore aiuta senza che gli sia richiesto, spesso svalutando l’autonomia dell’altro.

Il gioco diventa evidente quando i ruoli si scambiano: chi salvava si sente sfruttato e diventa persecutore; chi chiedeva aiuto attacca; chi criticava si sente vittima.

A quel punto la relazione non è più uno scambio autentico, ma un copione che si ripete.

 

Perché entriamo nei giochi psicologici

Le persone possono entrare nei giochi psicologici per ottenere carezze, strutturare il tempo, evitare l’intimità autentica, mantenere una posizione esistenziale e confermare il proprio copione.

Il gioco è doloroso, ma prevedibile.

E ciò che è prevedibile, anche quando fa male, può sembrare più sicuro di una relazione nuova, autentica e meno controllabile.

 

Come uscire dai giochi

Uscire da un gioco non significa ignorare l’altro o vincere.

Significa non prendere il gancio.

Il primo passo è riconoscere la sproporzione emotiva.

Se una reazione è troppo intensa, troppo ripetitiva o troppo familiare, probabilmente non riguarda solo il presente.

Il secondo passo è tornare all’Adulto: chiedere chiarimenti, nominare il bisogno, rifiutare il ruolo e comunicare in modo diretto.

Per esempio, invece di rispondere al gancio:

“Non sono capace, devi farlo tu.”

si può dire:

“Posso aiutarti a capire il primo passaggio, ma vorrei che provassi tu. Di cosa hai bisogno esattamente?”

Questa risposta non salva, non accusa e non abbandona. Riporta la relazione su un piano più adulto.

 

Il copione di vita: la sceneggiatura invisibile che orienta le scelte

Il copione di vita è un piano inconscio costruito nell’infanzia sulla base dei messaggi ricevuti, delle esperienze precoci e delle decisioni prese dal bambino per adattarsi all’ambiente.

Non è una condanna, ma una mappa.

Il problema nasce quando continuiamo a seguirla anche quando non corrisponde più alla realtà adulta.

Il bambino interpreta il mondo con le risorse cognitive ed emotive che possiede.

Se riceve messaggi di svalutazione, può decidere:

“Non sono importante.”

Se viene amato solo quando compiace, può decidere:

“Per essere amato devo accontentare tutti.”

Se non viene accolto nelle emozioni, può decidere:

“Sentire è pericoloso.”

Queste decisioni, nate per sopravvivere psicologicamente, possono diventare gabbie nella vita adulta.

 

Ingiunzioni: i divieti interiorizzati

Le ingiunzioni sono messaggi profondi, spesso non verbali, trasmessi precocemente.

Tra le più importanti troviamo:

Non esistere.
Non crescere.
Non fidarti.
Non appartenere.
Non essere importante.
Non farcela.
Non essere sano.
Non essere intimo.
Non pensare.
Non sentire.
Non essere te stesso.
Non essere piccolo.

Questi divieti possono strutturare il modo in cui una persona vive relazioni, lavoro, corpo, emozioni e identità.

 

Controingiunzioni o spinte

Le spinte sono messaggi verbali che il bambino impara a seguire per sentirsi adeguato.

Tra le più note troviamo:

Sii perfetto.
Compiaci.
Sii forte.
Sbrigati.
Dacci dentro.

In apparenza possono sembrare qualità.

Il problema emerge quando diventano obblighi interni.

Chi vive sotto la spinta “Sii perfetto” non può sbagliare.
Chi vive sotto “Compiaci” fatica a dire no.
Chi vive sotto “Sii forte” non chiede aiuto.
Chi vive sotto “Sbrigati” non riesce a fermarsi.
Chi vive sotto “Dacci dentro” sente di valere solo se si sforza continuamente.

 

Le posizioni esistenziali

Le posizioni esistenziali riassumono il modo in cui una persona valuta sé e gli altri.

La posizione più sana è:

“Io sono OK – Tu sei OK.”

Riconosco il mio valore e quello dell’altro.

La posizione “Io non sono OK – Tu sei OK” può portare a inferiorità e dipendenza.

La posizione “Io sono OK – Tu non sei OK” può portare a superiorità e isolamento.

La posizione “Io non sono OK – Tu non sei OK” può portare a sfiducia e rinuncia.

Il lavoro psicologico mira a rendere sempre più accessibile la posizione OK-OK.

 

Il cambiamento: dalla ripetizione alla scelta

Uno dei messaggi più potenti dell’Analisi Transazionale è che il copione può essere rivisto.

Le decisioni prese nell’infanzia possono essere comprese, rispettate per la funzione che hanno avuto e poi modificate.

La psicoterapia, in questa prospettiva, non è un processo in cui il paziente subisce passivamente un intervento, ma una relazione contrattuale di collaborazione Adulto-Adulto.

Il percorso terapeutico aiuta la persona a riconoscere le proprie decisioni limitanti, distinguere passato e presente, individuare giochi ed emozioni parassite, dare nuovi permessi a parti di sé rimaste bloccate.

Permessi come:

puoi sentire;
puoi pensare;
puoi riuscire;
puoi appartenere;
puoi essere importante;
puoi essere te stesso;
puoi riposare;
puoi chiedere aiuto.

Cambiare non significa cancellare la propria storia. Significa smettere di essere governati automaticamente da essa.

 

Consapevolezza, spontaneità e intimità

L’obiettivo finale è l’autonomia, intesa come consapevolezza, spontaneità e intimità.

Consapevolezza significa vedere ciò che accade dentro e fuori di sé.

Spontaneità significa poter scegliere tra più risposte possibili, invece di ripetere sempre la stessa.

Intimità significa entrare in relazione in modo autentico, senza giochi manipolativi e senza maschere difensive.

 

Strumenti pratici per il lettore

Per rendere questo modello immediatamente utilizzabile, è possibile allenarsi con alcune domande guida.

Non sostituiscono un percorso terapeutico, ma aiutano a portare l’Adulto nella comunicazione quotidiana:

Da quale stato dell’Io sto parlando in questo momento?
Quale stato dell’Io sto sollecitando nell’altra persona?
Sto rispondendo al presente o a una ferita del passato?
Il mio messaggio verbale è congruente con tono, sguardo e postura?
Sto cercando carezze positive o sto accettando carezze negative pur di essere riconosciuto?
Sto entrando in un ruolo di Vittima, Salvatore o Persecutore?
Quale risposta adulta, chiara e rispettosa posso scegliere adesso?

 

Conclusione: tornare a incontrarsi davvero

L’Analisi Transazionale ci consegna una visione profondamente fiduciosa dell’essere umano.

Ci dice che possiamo comprenderci, che possiamo cambiare, che possiamo uscire dai giochi, riconoscere il copione e costruire relazioni più vere.

Non promette una comunicazione perfetta, ma una comunicazione più consapevole.

In un tempo in cui molte relazioni si consumano nella fretta, nella reattività e nel giudizio, tornare all’Adulto è un atto di cura.

Significa scegliere parole più responsabili, ascoltare con più presenza, riconoscere il Bambino ferito senza lasciargli guidare l’intera relazione, sostenere un Genitore interno meno persecutorio e più protettivo.

La comunicazione cambia quando smettiamo di chiedere all’altro di guarire le nostre ferite e iniziamo a parlare da una parte più libera, più consapevole, più adulta.

Il punto di arrivo è semplice e rivoluzionario:

Io sono OK, tu sei OK.

Da qui nasce la possibilità di incontrarsi davvero, non più come ruoli che si difendono, ma come persone che scelgono di comprendersi.

 

Percorsi di supporto psicologico presso il Centro di Medicina integrata San Giuseppe Moscati di Trepuzzi (Lecce)

Se riconosci schemi relazionali che tendono a ripetersi, emozioni ricorrenti difficili da comprendere o modalità comunicative che generano sofferenza, un percorso psicologico può aiutarti a dare significato a ciò che accade e a costruire nuove possibilità di scelta.

Presso il Centro di Medicina Integrata San Giuseppe Moscati è possibile intraprendere percorsi orientati alla consapevolezza, alla trasformazione degli schemi relazionali e al benessere globale della persona.

 

Bibliografia essenziale

E. Berne, Che gioco giochiamo, Bompiani.
T. Harris, Io sono OK, tu sei OK, Rizzoli.
C. Moiso, M. Novellino, Stati dell’Io, Astrolabio.
M. Novellino, L’approccio clinico all’Analisi Transazionale, Franco Angeli.
M. Novellino, Dizionario didattico di Analisi Transazionale, Astrolabio.
S. Woollams, M. Brown, Analisi Transazionale, Cittadella Editrice.
S. Karpman, contributi sul Triangolo Drammatico.
C. Steiner, contributi sulla matrice di copione e sull’economia delle carezze.

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